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Vivere ancora

 

Trama :

 

Durante la seconda guerra mondiale tutti vivono l'esperienza dei bombardamenti: il film narra la storia di un anarchico pazzo che mette una bomba sotto un palazzo e poi va ad avvisare gli inquilini che hanno ancora dieci minuti di vita. 

Si cerca la bomba nei vari appartamenti, dove compaiono in una quotidianità assurda e grottesca personaggi stralunati, perlopiù preda di ossessioni mortuarie. 

 

La bomba era scarica e l'anarchico era lo stesso scrittore Leo Longanesi. Sembra quindi del tutto paradossale, ma del tutto in linea con il caratteristico humor nero di Longanesi, che l'evasione dai bombardamenti venga rappresentata proprio da una storia di pazzi, bombe, morti, esplosioni.

  

Note cinematografiche

 

Titolo Originale: Dieci minuti di vita

 

Lingua originale: Italiano

 

Anno: 1944

 

Durata: 66 min

 

Colore : B/N

 

Audio: sonoro

 

Genere: guerra

 

Regia: Francesco De Robertis Soggetto: Leo Longanesi

 

Sceneggiatura: Ennio Flaiano, Nino Giannini, Paola, Ojetti, Steno

 

Casa di produzione: Alleanza Cinematografica

 

Distribuzione: Norditalia

 

Fotografia: Domenico Scala, Aldo Tonti

 

Scenografia: Leo Longanesi

 

Attori

 

 

Clara Calamia

 

Umberto Melnati

 

Assia Noris

 

Giuditta Rissone

 

Gino Cervi

 

Nut Navarrini

 

Tito Schipa

 

Lida Baarova

 

Carlo Dapporto

 

Irma Gramatica

 

Dino Perretti

 

Giuseppe Pierozzi

 

Alda Grimaldi

 

Roldano Lupi

 

Anna Capodaglio

 

Andrea Checchi

 

Fausto Tommei

 

Aldo Fiorelli

 

Virgilio Riento

 

Gualtiero Tumiati

 

Note

 

 

Il film è articolato in vari episodi, il regista Francesco De Robertis potè portarla a compimento senza problemi, nonostante l’assenza di Gino Cervi che aveva già interpretato la sua parte. Nel cast il regista inserì per la prima volta Lidia Baarovà, un’attrice cecoslovacca, considerata una delle donne più affascinanti della sua epoca: è una delle uniche due attrici che il regista riconfermerà in un’altra pellicola. Tra gli attori: Nuto Navarrini, il pugliese Tito Schipa e Carlo, che sostituirono il cast originale.

 

Il film uscì in prima nazionale nelle sale delle Repubblica Sociale Italiana l’8 aprile

 

1945 a pochi giorni dalla fine della guerra, ed ottenne il visto censura n°407 del Regno d’Italia solo il 12 febbraio 1946.

 

Il cinema è coperto da un patina di grigiore, che in alcuni film, specialmente quelli costruiti sul registro del grottesco come “Vivere ancora”, diventa addirittura nero, una sorta di cappa funebre, che aleggia sui personaggio, sugli ambienti, sulle scenografie.