Umberto D

 

Anno: 1952

 

Durata: 89 min 

 

Colore: B/N 

 

Genere: Drammatico

 

Regia: Vittorio De Sica

 

Produttore: Giuseppe Amato, Angelo Rizzoli, Vittorio De Sica

 

Fotografia: G.R. Aldo

 

Montaggio: Eraldo da Roma 

 

Musiche: Alessandro Cicognini 

 

Scenografia:Virgilio Marchi 

 

 Interpreti e personaggi

 

Carlo Battisti: Umberto Domenico Ferrari

 

Maria Pia Casilio: Maria, la servetta

 

Lina Gennari: Antonia la padrona di casa

 

Elena Rea: sorella

 

Memmo Carotenuto: un degente

 

Alberto Albani Barbieri: amico di Antonia

 

Trama

 

Roma. Un corteo non autorizzato di pensionati, i cui cartelli recitano « Aumentate le pensioni. Abbiamo lavorato tutta una vita », viene fatto sgomberare dalla polizia.

 

Alcuni anziani si rifugiano nell’atrio di un edificio: fra loro c’è Umberto Domenico Ferrari, per trent’anni funzionario al Ministero dei Lavori Pubblici con una pensione di 18.000 lire al mese. A mezzogiorno Umberto va alla mensa dei poveri dover vende il suo orologio per 3.000 lire per poter pagare l’affitto. Tornato a casa trova la sua camere occupata momentaneamente da una coppiette a cui la padrona ha subaffittato la stanza in sua assenza: egli protesta ma la padrona di casa, per tutta risposta, lo minaccio di sfratto se non paga gli arretrati. Umberto rimasto solo in cucina, parla con la giovane comprensiva serva Maria, la quale gli rivela di essere incinta e di non sapere il vero padre: entrambi i suoi due innamorati un soldato di Firenze e uno di Napoli, negano. Umberto, rimediate altre due mila lire dalla vendita di alcuni libri, arriva a offrirgliene cinquemila. Febbricitante, l’uomo si corica sul letto. Il giorno dopo, affetto da tonsillite, si fa ricoverare in ospedale dove vanno a fargli visita Maria e Flaik e dove rimane quanti più giorni più possibile così da risparmiare sulla pigione e poter saldare il debito. Quando esce dall’ospedale, lascia l’indirizzo al suo vicino di letto e tornato a casa, scopre che sono in corso lavori di ristrutturazione in vista del matrimoni della padrona la quale vuole trasformare la sua stanza in un salotto per ricevimenti mondani. Mentre cerca il cane, Umberto trova Maria in lacrime, abbandonata dai due militari restii ad assumersi la responsabilità peraltro incerta della paternità. La giovane gli comunica che l’animale è scappato di casa dopo che la padrona aveva deliberatamente lasciato la porta aperta. In apprensione per Flaik, l’uomo si reca al canile dove lo ritrova giusto in tempo per evitarne la soppressione. In giro per la città si imbatte in un vecchio amico ora agiato pensionato, al quale confida la sua difficile situazione: ma l’amico si tira indietro con la scusa di avere fretta di prendere il tram. Vedendo la facilità con cui un mendicante riesce a farsi dare l’elemosina, Umberto prova a sua volta a chiederla ma la sua dignità glielo impedisce. Prova allora a far chiudere l’elemosina a Flaik facendogli tenere il cappello in bocca mentre lui se ne sta nascosto in disparte: ma quando passa di lì un commendatore suo conoscente, Umberto se ne vergogna e fa finta di niente sostenendo che Flaik stava solo giocando . Tornato nella sua stanza devastata dai lavori in corso, Umberto si rassegna. Il mattino successivo prepara la valigia, saluta Maria e prende il tram. Va al parco e tenta di donarlo a una ragazzina che conosce ma la sua governante glielo impedisce categoricamente. Deciso a suicidarsi, con in braccio Flaik, oltrepassa un passaggio a livello con le sbarre abbassate portandosi vicino ai binari mentre sta sopraggiungendo il treno. Il cane intuisce il pericolo e, terrorizzato, si divincolo dalla stretta di Umberto liberandosi e scappando verso il parco. Il treno passa via e Umberto rincorre il cane che va a nascondersi dietro un Alberto non fidandosi più del suo padrone. Ma il vecchio lo sprona a giocare con lui lanciando lontano una pigna e invitandolo a riprenderla. I due si riconciliano e, mentre continuano a giocare, si allontanano nel vialetto proprio mentre uno stuolo di bambini vocianti corre dietro a un pallone in direzione opposta verso la macchina da presa.

 

Note

 

Carlo Battisti che interpreta Umberto D era professore di glottologia all’Università di Firenze, e autore, insieme a Giovanni Alessio e gli altri collaboratori, del Dizionario Etimologica Italiano, questo è il suo unico film. Si racconta che al provino, per l’emozione, si presentò con due cravatte.

 

Giulio Andreotti, all’epoca sottosegretario allo spettacolo, scrisse su Libertà .

 

« Se è vero che il male si può combattere anche mettendone a nudo gli aspetti più crudi, è pur vero che se nel mondo si sarà indotti erroneamente a ritenere che quella di Umberto D è l’Italia della metà del XX secolo, De Sica avrà reso un pessimo servizio alla sua patria, che è anche la patria di Don Bosco, del Forlanini e di una progredita legislazione sociale »

 

Maria Pia Casilio è un’altra attrice non professionista che diventerà una caratterista.

 

Venga pagata moltissimo per l’epoca, ben due milioni di lire, che fu lei stessa a pretendere senza essere consapevole dell’entità della richiesta: Vittorio De Sica accettò perché la ritenne un volto importante per la sua storia e una presenza cinematografica interessante.

 

Il film incassò 107.789.000