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 Gioacchino Toma

( Galatina, 24 gennaio 1836 – Napoli, 12 gennaio 1891 )

 

Rimase orfano a sei anni, ebbe un infanzia infelice tra ospizi per poveri, conventi e per un certo tempo anche il carcere; esperienze che segnarono la vita. Nell’unica opera letteraria di cui fu autore  Ricordi di un orfano, il Toma descrive la sua infanzia di orfano e privo di affetti, infatti le vicende tragiche della sua adolescenza, impregnarono parte della sua produzione artistica di tristezza, tanta che una parte della critica lo definì il pittore del grigio. A dieci anni, fu affidato a dei parenti che non lo accolsero con gioia, e se ne liberarono affidandolo prima ad un convento e successivamente all’Ospizio gratuito di Giovinazzo, dove apprese le prime tecniche di disegno, realizzando varie nature morte. In seguito ad una malattia, ritorna a casa dei parenti, ma l’atmosfera era insopportabile ,all’età di 18 anni rompere in modo definitivo con i parenti e va via di casa. Nel 1855 raggiunge Napoli e inizio a lavorare con il pittore Alessandro Fergola allora impegnato nella decorazione de “La Favorita” realizzando per lui soprattutto bozzetti e divenendo, egli stesso, un buon artigiano. Nel 1857 in una retata, fu arrestato per errore dalla polizia borbonica con l’accusa di cospirazione e dovette scontare 18 mesi di confino a Piedimonte d’Alfile, dove fu iniziato alla carboneria da alcuni aristocratici liberali, i quali furono i primi committenti per i quali eseguì soggetti sacri, ritratti e nature morte. Terminato il periodo di confino, perseverò nel suo impegno patriottico arruolandosi tra i garibaldini partecipando alla campagna militare del 1860. Al suo ritorno a Napoli, nel 1858, grazie alla garanzia del Duca di Laurenzana, iscrisse al Reale Istituto di Belle Arti, seguendo la scuola di nudo di Mancinelli. Realizza ritratti secondo un gusto ancora neoclassico e si dedicò alla pittura di storia sulla scia di Morelli, nell’ultima mostra borbonica del 1859, riceve una medaglia d’argento. Nel 1861, espose a Firenze Un prete rivoluzionario, della collezione Vonwiller, ora a Napoli, Museo di Capodimonte. Nel 1863 presenta Il fiore appassito e I Fanciulli italiani. Ebbe varie onorificenze, di cui ricordiamo la nomina a professore onorario dell’Accademia Ligustica e quella a Cavaliere della Corona d’Italia.

 

Nel 1890 fece parte del giurì della Promotrice. Mori prematuramente a 55 anni.

 

Opere

 

Un torturato dall’inquisizione

 

Messa in casa

 

L’onomastico della maestra

 

La confessione del prete La ruota dei trovatelli Il bacio della nonna

 

Il denaro di San Pietro Le due madri Convalescenza

 

La lettura in convento La lettura

 

Luisa Sanfelice in carcere

 

Viatico dell’orfana

 

Crocifissione tra le anime purganti I figli del popolo

 

Bibliografia

 

Aa. Vv. Galatinesi illustri, guida biografica, TorGraf Galatina, 1998, pp 80 – 81 C.T. Dalbono, Ultima mostra di Belle Arti in Napoli, Napoli 1859, p.29

 

R. De Zerbi, L’arte moderna, Firenze 1877, pp. 35-36

 

D.Angeli Gioacchino Toma, in “Emporium”, XXII, 1905, pp.153 – 160