Riso Amaro

 

Anno: 1949 

 

Durata: 108 min

 

Colore: B/N 

 

Genere: Drammatico

 

Regia: Giuseppe De Santis

 

Produttore: Dino De Laurentis

 

Fotografia: Otello Martelli

 

Montaggio: Gabriele Varriate

 

Musiche: Goffredo Petrassi

 

Scenografia: Carlo Egidi

 

Interpreti e personaggi

 

Silvana Mangano: Silvana Meliga

 

Doris Dowling: Francesca

 

Vittorio Gasman: Walter Granata

 

Raf Vallone: Sergente Mar co Galli

 

Carlo Mazzarella : Mascheroni

 

Nico Beppe: Beppe

 

Maria Grazia Francia: Gabriella

 

Anna Maestri: Irene

 

Dedi Ristori: Anna

 

Ermanno Randi: Paolo

 

Lia Corelli: Amelia

 

Adriana Sivieri: Celeste

 

Mariemma Bardi: Gianna

 

Maria Capuzzo: Giulia

 

Attilio Dottesio: Bruno

 

Isabella Zennaro: Giuliana

 

Manlio Mannozzi: Alessandro

 

Antonio Nediani: Nanni

 

Mariano Englen: capomoda

 

Emilio Cigoli; annunciatore alla Radio alla Stazione

 

Trama

 

Maggio 1948. Alla stazione ferroviaria di Torino, mentre sono in formazione in treni della monda riso, le lavoratrici stagionali che da tutta Italia partono per Vercelli durante la stagione del trapianto e della moda in risaia, due poliziotti in borghese sono in attesa. Devono arrestare Walter Granata, un pregiudicato che riesce a sfuggire alla cattura.

 

Inseguito dagli agenti, Walter incontra sul binario una ragazza di nome Francesca, le impone di nascondersi sul treno delle mondine. Improvvisa un ballo con un’altra ragazza che in attesa del treno ha messo musica da danza sul giradischi, poi deve fuggire di nuovo perché i poliziotti sono alla sue calcagna.

 

Francesca sale sul treno e viene avvicinata dalla ragazza del giradischi, che si presenta come Silvana Meliga, di Ferrara. E’ una veterana della stagione della monda, che si spende con un caporale, perché Francesca possa essere avviata al lavoro come clandestina, anche senza contratto di lavoro.

 

Al loro arrivo alla cascina di destinazione, le donne vengono ospitate nelle camerate lasciate libere di militari di leva. Tra loro il sergente Marco Galli rimane colpito da Silvana; tra le due donne non è però la bella ferrarese a subire il suo fascino, bensì Francesca. Da quando l’ha vista insieme a Walter alla stazione ferroviaria, Silvana la tiene d’occhio e si rende conto che nasconde qualcosa; approfittando della sua assenza per un momento, trafuga un involto da sotto la coperta del pagliericcio di Francesca.

 

Già dal primo giorno nascono attriti con il padrone, che non vuole problemi con la Camera del Lavoro e decide di rimandare a casa le clandestine senza contratto. Francesca non può però permettersi di allontanarsi, deve recuperare quello che Silvana le ha trafugato; convince anche le altre irregolari a resistere. 

Secondo Il caporale, le donne possono provare a essere assunte dimostrando di lavorare più sodo e più in fretta delle regolari, per questo si scatena in risaia una competizione tra due squadre di mondine, con Francesca e le sue in vantaggio.

 

Silvana preoccupata, soffia sul fuoco e addita le irregolari come crumire che danneggiano il lavoro delle regolari a contratto. In risaia inizia una lotta furibonda tra le donne, Francesca a mal partito deve fuggire, inseguita.

 

Il sergente Marco, che passa sulla strada insieme ai soldati, riesce a far ragionare le donne e a placare gli animi; le lavoratrici si rendono conto che sono tutte spinte dal medesimo bisogno, e le regolari si fanno carico di imporre al padrone di ingaggiare le irregolari.

 

Mentre le donne si recano in massa dal datore di lavoro, ha luogo un confronto tra Silvana e Francesca; quest’ultima accusa la prima davanti a Marco di essere la ladra della collana milionaria di cui parlano i giornali, sottratta in un albergo di Torino, invece di denunciarla, Marco la lascia andare. Adesso però le due donne sono legate da un segreto. Pentita di quello che ha fatto, Silvana diventa amica di Francesca e si fa raccontare la sua vita sfortunata.

 

Rimasta incinta di Walter, la donna ha dovuto provvedere alla famiglia , poiché lui non voleva figli, era lei che manteneva l’uomo lavorando come domestica in casa di padroni ricchi. E’ a loro che ha rubato la collana.

 

La sera, al termine della faticosa giornata di lavoro, le mondine scavalcano il muro di cinta della cascina per andare a ballare nel bosco, Francesca le segue e scopre che sono tutte in cerchio, insieme ai braccianti e ai militare, a guardare Silvana che balla il boogie-woogie. Rimanere sbalordita perché la ragazza ha di nuovo sottratto il monile da suoi bagagli e la sta sfoggiando al collo. Improvvisamente comprare sulla scena, tra spettatori, Walter, Francesca lo accusa di imprudenza ma lui sembra molto preso da Silvana e il suo ballo.

 

Come in precedenza alla stazione, scende in pista e danza con la bella mondina. Sopraggiunge Marco con i commilitoni, come vede il monile al collo di Silvana perde le staffe e glielo strappando di dosso. Marco e Walter si azzuffano, il sergente ha la meglio; Francesca, che ha raccolto la collana da terra, trattiene Walter che sfodera il coltello. A questo punto lui le rivela che il gioiello è solo una copia dell’originale, tutti i giornali hanno riportato la notizia.

 

Walter si nasconde nel magazzino del riso, Francesca gli porta da mangiare una parte della propria razione, ma Silvana la sta spiando. L’uomo sorprende dei ladruncoli che sottraggono qualche sacchetto di riso e propone loro di fare un colpo, organizzarsi per portarne via a tonnellate con i camion che verranno a riprendere le mondine per portarle alla stazione.

 

Francesca non si sente più succube di Walter; forse grazie all’amore che sta scoprendo poco alla volta per Marco.

 

Inizia a piovere,i lavori alla risaia si fermano, le mondine rimangono chiuse nelle camerate. Ogni giorno fermo è un giorno in meno di paga. Dopo aver spiato i movimenti di Francesca, Silvana si introduce nel magazzino dove incontra Walter.

 

L’uomo le parla della possibilità di un’altra vita insieme, una vita di agiatezza nella quale non c’è bisogno di lavorare, le si lascia tentare ma non gli si concede La pioggia giunge al sesto giorno consecutivo, le mondine esasperate decidono d andare comunque in risaia, coperte da impermeabili di sacco, e si mettono a lavorare sotto il tempo inclemente. Tutte cercano Silvana, ma la ragazza ha incontrato sulla via dell’argine Walter, l’uomo le dice di amarla in presenza di Francesca, che si è invece liberata dalla sua nefasta influenza e capisce che l’uomo sta tramando un brutto tiro.

 

Nel frattempo sono passati i quaranta giorni della monda, e la stagione è terminata, alla cascina si organizza una fesa danzante per l’addio alle ragazze. 

E’ questo momento di confusione che Walter ha scelto per portare a termine il colpo, ma ha bisogno della complicità attiva di Silvana. Le chiede di aprire le rogge che portano l’acqua alle risaie per inondare i campi e distrarre l’attenzione del magazzino. Come pegno d’amore le regala la collana, Silvana è l’univoca a non sapere che è falsa.

 

E’ la sera della festa. Un’alta impalcatura è stata montata per i musicisti, viene anche preparato un pontile per ballare sopra l’acqua. Le mondine proclamano per acclamazione Silvana “ Miss Mondina 1948”, ma subito dopo la ragazza scompare con la sua corono di carta argentata e corre ad aprire le chiuse delle rogge. L’acqua irrompe nei campi di riso, rischiano di travolgere le spighe ancora fragili. Si diffonde l’allarme, tutti corrono attraverso le risaie allagate per chiudere le saracinesche e rifare a mano gli argini. Nel frattempo Walter e complici sono al magazzino per riempire i camion.

 

Francesca si allontana dalla festa e va verso le risaie, qui incontra Marco fresco di congedo, sta tornando a casa con il suo sacco. Francesca gli chiede aiuto ma lui cede solo quando di rende conto del grande pericolo per le coltivazioni.

 

Segue Silvana nella cascina, i complici si danno alla fuga con i camion. Walter e Silvana si nascondono nella macelleria della cascina, Marco e Francesca li seguono. Qui ha luogo l’ultimo drammatico confronto. Entrambi gli uomini sono armati, ma Marco viene ferito alla spalla dal lancio di un coltello, e Walter si prende un proiettile nel fianco. Adesso sono le donne a prendere le pistole.

 

Silvana impugna maldestramente la sua, è in lacrime,Walter la incita a sparare. Francesca la affronta a viso aperto e le dice la verità; quando scopre che la collana è falsa, Silvana comprende che finora ha vissuto una tragica illusione, e spara a Walter. Senza che possano fermarla la ragazza esce dalla macelleria e si arrampica sull’impalcatura predisposta per il ballo. Francesca la segue sulla scala, ma è troppo tardi: la mondina si getta nel vuoto.

 

Il mattino seguente, mentre i carabinieri posano una coperta sul corpo di Silvana, le mondine sono tutte in attesa di partire con i camion e tornare a casa. Una per una aprono i sacchi di riso ricevuto come salario ne spargono un pugno sul cadavere di Silvana, come estremo omaggio, fino a ricoprirlo. Marco, con il braccio al collo per la ferita, si allontana insieme a Francesca. Per i due inizia una nuova vita insieme.

 

Produzione

 

L’idea del film venne a Giuseppe De Santis nel 1947 quando, tornando da Parigi dove aveva presentato Caccia tragica, si trovò nella stazione di Torino in attesa della coincidenza per Roma e cominciò a sentire dei canti e scoprì che erano delle mondine che tornavano dalla Risaia, De Santis ne rimase affascinato.

 

De Santis era alla ricerca di una "Rita Hayworth italiana", così quando al provino si presentò Silvana Mangano con un trucco e un abbigliamento eccessivo, tutto l’opposto di quello che il regista aveva in mente per la protagonista, ruolo di protagonista indeciso su Lucia Bosè. Un giorno De Santis incontrò casualmente Silvana Mangano per le vie di Roma, la vide vestita in modo modesto, senza trucco e con i capelli bagnati dalla pioggia, rimanendo a parlarci per circa mezz’ora. In seguito la convocò, le fece fare un provino e venne scritturata; De Santis riuscì a fatica a convincere la Lux Film e Dino De Laurentis che invece volevano un ‘attrice più affermata. Per la realizzazione del film, gli autori di rivolsero al direttore dell’Unità che presentò loro Raf Vallone, allora giovane giornalista, e decisero di farlo recitare.

 

Il film costo 70 milioni di lire, le riprese si svolsero nelle campagna vercellesi, più precisamente nella Cascina Veneria nella Tenuta Selve ( Salacco).

 

Critica

 

« Espressione immediata del cosiddetto neorealismo italiano,Riso amaro, avrebbe dovuto accentuare, al di fuori di qualsiasi schema, una tendenza che già nel primo film , Caccia Tragica ( 1947 ),aveva mostrato caratteristiche non facilmente confondibili e per molti aspetti  nuove ed originali. La voce di De Santis si era allora unita, pur con un timbro diverso talvolta contrastante, a quella di un Rossellini o di un De Sica, nel gruppetto di avanguardia del cinema italiano …

 

Riso amaro segna invece, inaspettatamente una battuta di arresto. Il compromesso intervenuto in seguito ha passato sul film in senso negativo.. La già complicata e astrusa struttura ideologica del film si complica ulteriormente e il personaggio di Silvana, lungi dal chiarire gli intendimenti del regista, annebbia ancor più le idee.. Relativamente più limpida, se si può parlare la figura della cameriera ladra cha al contatto del lavoro in risaia si crea una nuova conoscenza della vita e riacquista l’onesta perduta sia perché essa è l’espressione più diretta del credo sociale di De Santis, sia anche grazie alle qualità di attrice di Doris Dowling, la quale si distingue nettamente dal complesso dilettantistico del cast. »

 

( Fernaldo Di Giammatteo, Bianco e Nero, 12 dicembre 1949 ) « I due film più vistosi della settimana: Riso amaro e Ambra,hanno in comune il tipo dell’eroina, una ragazza spregiudicata e decisa a far carriera a qualunque costo.

 

Sebbene l’americano Ambra sia un film più grossolano dell’italiano Riso Amaro, è chiaro che come personaggio,Ambra è più vera di Silvana, Riso Amaro è un’opera più artistica, vogliamo dire più ricca dei fermenti vitali … Detto questo è doveroso fare al De Santis qualche rimprovero. Perché non ha ripensato di più il suo soggetto cacciando indietro i ricordi americani e perché non ha detto al bravo Gasman che i mascalzoni dalle nostre parti sono diversi da come lui li crede?

 

( Giorgi Bianchi, Candido, 2 ottobre 1949 )