! Alchymia

Bibliothe Roma, Novembre 2018

A Cura Del Professore Gallo Mazzeo 


Concetta De Pasquale, nata a Salò (BS) nel ’59, si laurea in lettere, specializzandosi in Storia dell’Arte ad Urbino e in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove frequenta gli studi degli scultori Fausto Melotti e Nanni Valentini, suoi maestri nell’uso minimale e rigoroso della materia. Attualmente vive a Messina dove insegna al Liceo Artistico.

Dopo le prime esperienze con materiali diversi, la sua attenzione si ferma sulla carta che diventa supporto privilegiato per una pittura organica essenziale ed intima che indaga il corpo nella sua doppia valenza, fisica e spirituale. La sua è una pittura visionaria che scaturisce dall’esperienza che il proprio corpo compie incontrando direttamente la carta. La pittrice infatti nelle sue grandi carte non si limita a deporvi pittura, ma lascia che la carta si faccia sudario ad incarnare segni, impronte e tracce di una esperienza che prima di essere pittorica è mentale e spirituale.

Durante il suo percorso artistico,  la pittrice ha spesso privilegiato il rapporto della pittura con le altre arti, realizzando  libri d’arte, spettacoli, performance ed installazioni in team con scrittori, architetti, fotografi, registi e musicisti. Per la città di Messina nel 2010 ha progettato e realizzato una scultura monumentale, commissionata dal Comune per la piazza del Teatro V. Emanuele.

Dal ‘79 ad oggi ha esposto in spazi pubblici e gallerie private in Italia, Stoccolma, Lisbona, Parigi, Nizza, Principato di Monaco, Londra, Strasburgo, Budapest, Bruxelles, Berlino e Dubai.

Tra le partecipazioni più prestigiose da menzionare: la mostra Le avventure della formapresso la Fondazione Terre Medicee di Seravezza, curata da Marco Moretti;  la Biennale internazionale d’arte contemporanea a Firenze curata da John Spike, la presenza al Padiglione Italia della 54^ Biennale di Venezia, ad Artisti di Siciliae ad  ExpoArte,  curate da Vittorio Sgarbi.

Le mostre personali realizzate in importanti strutture Museali: Palazzo Medici Riccardi a Firenze, Palazzo Duchi di Santo Stefano a Taormina, Palazzo della Cultura a Catania, Palazzo Zenobio a Venezia, il Maschio Angioino a Napoli e la Galleria d’Arte Contemporanea di Siracusa.

Ed ancora,  tra il 2017 e il 2018, le mostre personali curate da Francesco Gallo Mazzeo al PAN di Napoli, all’Assemblea Regionale Siciliana, al Museo Regionale d’Arte Contemporanea Riso di Palermo e al Museo Tecnico Navale della Marina Militare della Spezia.

Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private italiane ed estere.

www.concettadepasquale.it



Inaugurazione Mercoledì 14 Novembre 2018 alle ore 19.00

Bibliothè Contemporary Art

Terzo appuntamento della rassegna

 

Signum

Un’opera unica di Concetta De Pasquale

 

!Alchymia

Testo di Maria Rita Parsi

 

a cura di Francesco Gallo Mazzeo

 

con il coordinamento di Enzo Barchi

 

Signum

Francesco Gallo Mazzeo


Nome è l’impronta maggiore che si possa dare ad ogni giusta, vera,

persona, per portarla fuori dalla negatività, dalla assenza,intesa

come dispersione, dissolvimento, dovuto alla mancata nascita o

alla morte, della leva vocativa capace di sollevare caos in mondo e

nel caso specifico di suscitare, la quiddità, la personalità, la spiritualità,

che sta sul verbo, senza di cui non è possibile la parola, il lievito

di un pensiero, l’innalzarsi metafisico, astrattivo, sulla folla visibile.

Un assolvimento cronologico, storico, necessario, per dare fondazione

per dare alimento ad ogni furore, che possa essere profetico, che

possa essere rituale, che possa essere poetico, che possa essere passionale,

permettendo quella generazione di idee e di forme, che possano essere

atto di nascita di invisibile che diventa visibile, di potenza che si fa atto.

Stile come cultura che è conoscenza e comprensione, come lo

sono storia e filosofia, unite insieme in una tensione asimmetrica,

a dare profondità nello stesso momento in cui s’aspira all’atto,

alla vocazione al gesto orientato, come premessa e conseguenza di

una conoscenza, che è confidenza verso l’ignoto, che continua ad

essere tale, anzi prosegue la sua distinzione in lungo e in largo,

tanto più, quanto più s’allunga un raggio di luce e il suo diametro.

Una conferma vale una lievitazione, che è una conseguenza della

vita e quindi della vitalità, che non cessa mai di dare segni, miti,

di quanto sia necessario avere radici, per innalzamento e per un

cammino, che deve diventare mappa,  perché tutto ciò che è vuoto 

deve sempre confrontare il noto con l’ignoto, perché poggia su entrambi

l’alternarsi di luce ed ombra, come essenzialità di ogni codice

che esige la forza tetragona dell’esegesi e la leggerezza dell’allegoria.

Poetica è affiancamento dell’effimero al sostanziale, lingua e parola,

più che mai essenziale, appartenente ad una metafisica delle conoscenze

che permette al contenitore spirituale di essere tale, diventando laboratorio

ideale e reale della fantasia, nelle sue oscillazioni sul bello che

è misura e simmetria, sul sublime che è infinitudine e ineffabilità,

ma che hanno in comune il tessuto stellare dell’armonia, che

permette al piccolo di stare col grande e allo sconfinato di colloquiare

con l’infinitesimale, in una misturazione alchemica e sapienziale.

Attualità come scorrimento, come temporalità, che per quanto

abbia virgole e punti e cronologia discontinua e non sistematica,

ha una sua propria scivolosità che fa percepire più come concettualità

che non come effettività, perché nel momento dell’accadimento non

è coscienza e quando diventa coscienza appartiene ad un passato,

appena accennato, ma ciò nonostante, inesorabile, all’imprescindibile.

Scoperta è la ribalta dell’inattesa, una illuminazione magica, altra,

nella misura temporale dell’ordinanza, originarietà di un cammino di idee

e continuità che sono coperte da polvere, da caligine, da colpe e chimere,

come le idee platoniche, vengono musicate, significate, visibilizzate,

tattilizzate, ammesse nel circolo delle virtù, che sono cardini per stare

nel mondo, da sole, nella verticalità della mistica e della leggerezza

come itineraria, nella orizzontalità, come salire montagne, andare

per stelle e incontrare se stessi in forma difforme, d’uno e di tutti.

E Pluribus unum, nel segno di una ricerca continua, di una scalare

immensa fede nell’universo, che contiene tutto e che muoviamo in

via psicologica, per aggiungerci ed affermare certezze, dell’hic et nunc,

mentre l’ignoto è in mezzo a noi, motore immobile, altro, oltre, di vita.

Nella confidenza che il tempo dei cicli stia concludendo, la rivoluzione

e alla fase di discente di Kali yuga nel segno dell’acquario e subentri

quello ascendente, verso l’intelligenza, la grazia, nel cuore del sapere.

Specchio, non significa immobilità, tutt’altro, vuol dire sguardo mobile,

magico, sulla transizione, sulla velocità di porta e trasporta, carro con

una carica di attualità, che spesso non permette una vera conoscenza,

ma una presentazione a mezzo ludico e tragico, in forma tremolante

di schemi che si affollano da tutte le parti, esaltando e deprimendo,

in forma plastica che non prevede assestamenti, perché lo spettacolo

continua, ma non è sempre lo stesso, non è più quello, uno qualsiasi.

L’unica cosa che sappiamo è appunto, che l’ignoto si espande, è grande,

sempre più grande e lo stesso concetto di perimetro diventa insignificante,

macinando teorie su teorie, metafore su metafore, annunciandoci

territorialità “assurde” energie oscure, rispetto a cui I tempi del cielo, della

volta celeste, del firmamento erano risposte a domande e non domande (…).

Enigma  come universo sconosciuto che contiene imprevisti, forme e

contenuti instabili, di cui non conosciamo l’origine, né il destino,

lo vediamo solo un tratto di percorso, troppo breve per conoscerlo,

ammesso che ci convenga farlo nostro e non averlo sempre come

fascinoso orizzonte in grado di scatenare la nostra fantasia e

non farla rinchiudere in una monade, senza più porte, né finestre.

É stato oro, è stato argento, è stato bronzo, continua ad

essere ferro, anche se lo chiamiamo in modi diversi, perché tratta

sempre dello smarrimento, in un sublime che si espande, si espande

e ci lascia con sempre nuovi interrogativi, perché tutto tende a

scivolare, ma verrà un giorno, un mese, un anno, per alzare lo sguardo .

Verranno un giorno pensieri e forme, perfettamente espresse, come

la verità prima che le oscurità e le profondità la coprissero e

riprenderanno, in eterna primavera, con radici profonde di terra

e terra, fronde e fronde, fiori e fiori, imperturbabili come firmamenti.

 

L’esposizione resterà aperta fino al 4 Dicembre 2018

Orario: dal lunedì al sabato: 11.00/23.00

Info: (+39) 06 6781427