Otto e Mezzo 

 

Trama

 

Guido Anselmi, un affermato regista di quarantatré anni, sta elaborando il suo prossimo film. Egli si trova a trascorrere un periodo di riposo in una stazione di cure termali (il set reale fu ambientato nel Lazio, e principalmente a Roma. Guido cerca in quella località di coniugare i propri problemi fisici (stanchezza cardiaca) con quelli della produzione del film, ancora allo stato di preparazione. La quiete che vorrebbe è continuamente minata dalla presenza delle maestranze del film (produttore,tecnici,attori)  che soggiornano nel suo stesso albergo e che vedono in lui l'unico appoggio sicuro. Ma il suo spirito creativo si è inaridito e non riesce a dare una direzione chiara al suo progetto cinematografico. Oltretutto, ai suoi problemi professionali si aggiungono grattacapi sentimentali. L'amante lo raggiunge alle terme e poco dopo arriva anche sua moglie. Sollecitato dal produttore, interrogato dai suoi assistenti e dagli attori che vogliono capire quale storia sta per raccontare, quali intenzioni vorrebbe esprimere, cerca di imbastire alla meglio una trama: un bilancio fatto di rapporti con personaggi reali e di fantasticherie, ricordi, sogni, che si inseriscono all'improvviso negli avvenimenti concreti delle sue giornate e delle sue notti. Dei suoi sogni fanno parte i ricordi del padre e della madre, morti, con i quali egli discorre teneramente, come con persone vicine. Continui dubbi e incertezze si palesano attraverso una crisi esistenziale senza via d'uscita, in cui non riesce a dare un senso al suo rapporto con gli altri e al suo passato. E tutto questo non fa che rendere consapevole quello smarrimento che egli si porta dentro da anni e che le cure della esistenza quotidiana e del lavoro avevano in parte mascherato. In un onirico, fatato affresco di immagini si alterna un centinaio di personaggi di contorno tra cui spiccano: un intellettuale, che gli è stato messo alle calcagna dal produttore, la moglie, l'amante e la protagonista femminile del film in produzione. I giorni trascorrono mentre i fatti reali, i ricordi e le fantasie del regista si accavallano sempre più fino a diventare indistinguibili. Il produttore fa visionare a Guido i provini già girati, e presso la scenografia di un'enorme piattaforma di lancio per un'astronave indice una conferenza stampa in cui finalmente il regista dovrà raccontare a tutti quelle che sono le sue intenzioni riguardo al film, ma in realtà il regista è sempre più confuso, non ha idea di cosa vuole raccontare, né di come farlo. La sua confusione professionale rispecchia la sua confusione vitale: è la fine della sua carriera e della sua stessa vita: egli decide di abbandonare la regia del film durante la conferenza stampa. Ma proprio quando tutto sembra essere finito, quando i giornalisti si sono allontanati e le maestranze iniziano a smontare il set di un film che non si farà più, Guido ha la percezione che tutto quello che gli accade intorno, tutte le persone che ha conosciuto e che con lui hanno percorso la strada della vita, nel bene e nel male, sono parte di lui. Tutti insieme in un girotondo circense roteano intorno a lui, che li dirige, ma che da loro riceve, un dare-avere indistinguibile. Nel carosello finale con tutti i personaggi del film, il regista, che ha ora riconquistato l'innocenza e la gioia di vivere, si rivede bambino. È proprio con questa sequenza, la più importante di tutto il film, cinque minuti prima della fine, che tutto il pensiero di Fellini prende una connotazione meno intimistica, trascende tutto il valore di intrattenimento del film, e da un aspetto personale si riveste di un aspetto universale, con splendide immagini che arrivano all'anima, o meglio come nella filastrocca dei suoi ricordi di bambino. Dopo aver girato Le tentazioni del dottor Antonio, episodio del film corale Boccaccio '70, per la testa di Fellini comincia a girare l'idea di un nuovo film, ma non un'idea precisa, piuttosto un accumulo di idee vaghe che tentano di mescolarsi tra di loro. Quando parla del progetto all'amico Ennio Flaiano questi sembra più scettico che convinto; come si può filmare il pensiero di un uomo, la sua immaginazione, i suoi sogni? La scrittura della sceneggiatura non procede, non c'è un progetto preciso e Fellini non ha neanche un titolo da dargli: si accontenta per ora del provvisorio 8½, poiché questa pellicola viene dopo sei film interamente da lui diretti :

 

(Lo sceicco bianco, I vitelloni, La strada, Il bidone, Le notti di Cabiria e La dolce vita) più tre “mezzi” film, in quanto diretti con altri registi (cioè Luci del varietà , girato assieme ad Alberto Lattuada, l'episodio Agenzia Matrimoniale ne L'amore in città e l'episodio Le tentazioni del dottor Antonio in Boccaccio '70).

 

Ma quando tutto è pronto sorge un problema di cui Fellini non ha parlato a nessuno: il film non c'è più, l'idea che aveva in testa è sparita. Quando è ormai deciso a comunicare la disfatta al produttore Angelo Rizzoli, Fellini viene interrotto da un capo macchina di Cinecittà che lo chiama per festeggiare il compleanno di un macchinista.

Tra i festeggiamenti gli arrivano gli auguri per il nuovo film, che ormai non c'è più, ma una volta seduto su una panchina arriva il lampo di genio: il film parlerà proprio di questo, di un regista che voleva fare un film ma non si ricorda più quale, co sicché il protagonista, Guido Anselmi, interpretato da uno splendido Marcello Mastroianni, diventa la proiezione di Fellini stesso per un nuovo capolavoro del regista, con cui arriverà al terzo premio Oscar della sua carriera, forse il più importante di tutti.

 

Mastroianni non fu comunque la primissima scelta, all'inizio infatti Fellini pensò a Laurence Olivier o Charlie Chaplin. Anche per avere Sandra Milo, Fellini dovette lottare, perché il marito di lei si opponeva al suo ritorno al cinema, dopo la delusione del film Vanina Vanini di Roberto Rossellini. Rimasero invece fin dall'inizio Anouk Aimée, già presente ne La dolce vita, e Claudia Cardinale, che per la prima volta non venne doppiata e che stava lavorando contemporaneamente anche a Il Gattopardo

All'uscita del film in diverse copie distribuite in Italia alcune scene erano virate (in seppia in certe copie, in azzurro in altre):

 

si trattava, come spiegava una didascalia all'inizio del film, delle scene che rappresentavano ciò che era sognato o immaginato dal protagonista.

 

Il miraggio fu deciso dalla casa distributrice per facilitare agli spettatori la distinzione fra scene reali e no.

 

Altre sequenze invece Fellini le volle sovraesposte (cioè eccessivamente luminose, effetto ottenuto in fase di stampa dei positivi), come la sequenza alla fonte, quando Marcello è in fila con altre persone, con il suo bicchiere in mano. Questo aspetto volutamente abbacinato della scena è andato perduto purtroppo con il recente restauro del film.

 

I restauratori hanno rifatto la sequenza con un perfetto bianco e nero estremamente contrastato, dimenticando così l'originale intenzione di Fellini.

 

 

Riconoscimenti

 

 

_ 1964 - Premio Oscar

 

_ Miglior film straniero (Italia)

 

_ Migliori costumi a Piero Gherardi

 

_ Nomination Miglior regista a Federico Fellini

 _ Nomination Migliore sceneggiatura originale a Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli e Brunello Rondi

 

_ Nomination Migliore scenografia a Piero Gherardi

 

 

_ 1964 - Premio BAFTA

 

_ Nomination Miglior film straniero a Federico Fellini e Angelo Rizzoli

 

_ 1964 - Nastro d'argento

 

_ Regista del miglior film a Federico Fellini

 

_ Miglior produttore a Angelo Rizzoli

 

_ Miglior attrice non protagonista a Sandra Milo

 

_ Miglior soggetto a Ennio Flaiano e Federico Fellini

 

_ Migliore sceneggiatura a Federico Fellini, Brunello Rondi, Tullio Pinelli e Ennio Flaiano

 

_ Migliore direttore della fotografia a Gianni Di Venanzo

 

_ Miglior colonna sonora per un film drammatico a Nino Rota

 

_ Nomination Miglior attore protagonista a Marcello Mastroianni

 

_ Nomination Migliore scenografia a Piero Gherardi

 

_ Nomination Migliori costumi a Piero Gherardi

 

_ 1963 - Grolla d'oro

 

_ Miglior regista a Federico Fellini

 

_ 1963 - National Board of Review Award

 

_ Miglior film straniero

_ Festival di Mosca 1963

 

_ Gran Premio

 

_ 1963 - New York Film Critics Circle Award Miglior film straniero

 

 

_ 2010 - A partire dal 2010 il BIF&ST di Bari assegna un Premio intitolato Fellini 8½ per l'Eccellenza Artistica.

 

Il film è stato inoltre selezionato tra i 100 film italiani da salvare.

 

Incassi

 

Incasso accertato nelle sale a tutto il 30 giugno 1965 £ 729.172.439.

 

Note

 

The Top 100 films

 

8½ (1963) - Filming Locations - IMDb

 

P. Noli, Che cos’è un Filmfest?, Poltronissima (Editore Polis Cultura arl), n. 4, luglio 2008, pag. 77

  Bibliografia

 

Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1956/1965.