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Massimo Troisi

(San Giorgio a Cremano, 19 febbraio, Roma 4 giugno 1994) 

 

 

Massimo è ultimogenito di sei figli di Alfredo Troisi, ferroviere e di Elena Andinolfi casalinga. 

Nel 1951 la famiglia si trasferì al numero 31 di Via Cavalli di Bronzo (lo stesso indirizzo che il padre di Gaetano darà alla Madonna nella sua supplica serale in Ricomincio da tre) assieme ai nonni materni, uno zio e una zia e i loro cinque nipoti. Affetto si da bambino da febbre reumatica, Troisi sviluppa una grave degenerazione della valvola mitrale, complicata dallo scompenso cardiaco che gli sarebbe stato fatale a quarantu anni:

 

“Ricordo che rimanevo a letto, avevo 14, 15anni lucidamente, quasi come un adulto, sentivo che di là, in cucina si stava parlando del mio problema, di cosa fare”

 

Nonostante i suoi problemi di salute di cui non amava parlare, Troisi cominciò a costruirsi il suo futuro, scrivendo poesie e dedicandosi al teatro. Esordì nel teatro parrocchiale della Chiesa di Sant’Anna, insieme ad alcuni amici d’infanzia tra i quali Lello Arena, Nico Mucci e Valeria Pezza, l’esordio sul palco parrocchiale accade per l’improvviso forfait di uno degli attori protagonisti. Nel 1976, Massimo lasciò l’Italia per un intervento alla valvola mitralica a Houston, negli Stati Uniti d’America alle spese del viaggio contribuirono alcune persone con una colletta. Negli settanta forma il gruppo I Saraceni, insieme a Lello Arena e Decaro. Il trio si presentò al Sancarluccio di Napoli, che per un improvviso forfati di Leopoldo Mastelloni dovette ricorrere a una sostituzione. Lo spettacolo ottenne un grandissimo successo, specialmente tra il pubblico giovanile. Il nome la Smorfia fu dato al gruppo da Pia Cipriani, direttrice del San Carluccio, che alla domanda: “Come vi chiamate?” ricevette, per l’appunto in risposta da Massimo una smorfia, richiamando in questo modo una delle principali tradizioni napoletane: l’interpretazione dei sogni e la risoluzione di questi in numeri da giocare al lotto. Restano memorabili gli sketch dell’Annunciazione, quando Troisi vestiva i panni dell’umile moglie di un pescatore scambiato da Lello Arena (Arcangelo Gabriele) per la Vergine Maria  o quella di Noè in cui l’attore cercava con una furfanteria infantile, di ottenere il dal Patriarca il permesso di salire sull’Arca, spacciandosi per u immaginario animale, il celebre minollo. Nel 1981, il produttore Mauro Berardi era alla ricerca di nuovi volti da portare sul grande schermo. Le doti comiche di Troisi non gli sfuggirono e, dato che era in procinto di produzione un film diretto da Luigi Magni e basato sulla storia di Re Francischiello, gli propose il ruolo del protagonista. La pellicola non vide mai la luce poiché Magni accantonò il progetto. Berardi che però voleva lavorare a tutti i costi con l’artista napoletano si ripresentò da lui con una nuova proposta: gli offrì di scrivere, interpretare e dirigere un film tutto suo. Nel giro di un anno, con l’aiuto di Anna Pavignano, Ottavio Jenna e Vincenzo Cerami. Troisi completo la sceneggiatura di Ricomincio da Tre. La trama della pellicola è incentrata su Gaetano,interpretato dallo stesso Troisi, un giovane napoletano che, stanco della vita di provinciale, fatta di famiglia, di banale uscite con gli amici e di un alienante lavoro in una azienda alimentare, decide di trasferirsi a Firenze in cerca di nuove esperienze. Il personaggio esprime la condizione di un giovane degli anni ottanta in una realtà particolare,quella della Napoli del dopo terremoto e in un momento storico in cui le donne rivendicano la propria affermazione mettendo in crisi l’identità maschile. Il giovane Gaetano che Napoli approda a Firenze, tutti si sentono in dovere di domandare se anche lui è emigrante, in ossequio a una tradizione socio-culturale che vuole i giovani del Sud perennemente in cerca di fortuna nella città del Nord Italia. A questa domanda Gaetano replica che anche un napoletano può viaggiare per vedere, per conoscere, per entrare in contatto con una realtà diversa. Il film fu girato in 6 settimane con un budget di 400 milioni di lire. Nel 1982 Massimo Troisi ritorna in Rai e all’interno della serie tv Che Fai Ridi? Troisi realizza il film Morto Troisi, Viva Troisi, in cui inscenò la sua morte prematura e dove la sua carriera vene narrata postuma. Il film è costruito sulla falsariga di un documentario televisivo, con un collage della varie apparizioni del regista e spezzoni del suo film e delle sue interpretazioni in teatro. Come ad esempio l’apparizione di Roberto Benigno finto napoletano che finisce con il parlare male del morto e come Lello Arena nelle vesti di un anglo custode. A  causa di una crisi cardiaca  rifiutò di interpretare un pulcinella di Strawinskij  in uno spettacolo teatrale diretto dal regista Roberto De Simone. Nel 1993 Massimo Troisi subì un intervento chirurgo al cuore negli Stati Uniti che non gli procurò i miglioramenti che i medici gli avevano promesso. Da allora la saluta inizia una fase di declino. Durante le riprese del film Scusate il ritardo il giornalista John Francis Lane, a nome del regista Michael Radford, incontrò Troisi per parlagli di Another Time, Another Place (1983), un film sulla storia d’amore tra una massaia scozzese e un prigioniero napoletano sul finire della seconda guerra mondiale. All’epoca Troisi non se la sentì di girare un film all’estero  e con un regista esordiente come Michael Radford. Più tardi, presa visione dell’ottimo lavoro del regista, gli telefonò per confessargli di aver perso una grande occasione. I due divennero amici con la presenza di fare un film insieme, ma dovettero passare anni prima che tale occasione si presentasse. L’occasione arrivò quando Nathalie Caldonazzo, ultima compagna di Troisi, gli regalò il libro Ardente Paciencia, dello scrittore cileno Antonio Skàrmeta, edito in Italia da Garzanti con il titolo Il postino di Neruda, che narra la nascita dell’amicizia tra un semplice postino e il famosa poeta Neruda. Dopo aver letto, Troisi fu subito entusiasta del libro e ne acquistò i diritti ripromettendosi di realizzare una versione cinematografica. Successivamente, propose a Radford di dirigere le riprese, ma stavolta fu il cineasta britannico a perdere tempo. Troisi riuscì a convincerlo con un piccolo inganno, dicendogli di aver proposta la regia a Giuseppe Tornatore. La sceneggiatura fu scritta da Radord, Furio Scarpelli e Troisi. I tre si diedero appuntamento a Los Angeles per ultimarla. Troisi approfittò del suo soggiorno in America per spostarsi a Houston, nell’ospedale dove si era operato da ragazzo, per un controllo prima della riprese. Il responso della analisi colse l’attore di sorpresa: Troisi apprese di doversi sottoporre con un urgenza a un nuovo intervento chirurgo perché entrambe le valvole al titanio si erano deteriorate. Durante l’intervento chirurgo Troisi ebbe un infarto, ma i medici riuscirono a tenerlo in vita. L’attore rimase in ospedale un mese e mezzo, periodo dove i medici consigliano come soluzione  fosse stato meglio un trapianto. Troisi invece preferì iniziare le riprese nell’autunno del 1993 a Pantelleria, poi proseguirono a Salina e si conclusero a Procida.  Ma le condizioni di Troisi durante le riprese peggioravano giorno dopo giorno, Massimo Troisi morì nel sonno dodici ore dopo la fine delle riprese, il 4 giugno 1994 a Ostia, nella casa della sorella Annamaria.

 

 

Filmografia

 

1981/ Ricomincio da tre, regia di Massimo Troisi 

1982/ Morto Troisi, viva Troisi!, regia di Massimo Troisi 

1982/  No grazie, il caffè mi rende nervoso, regia di Lodovico Gasparini 

1983/ Scusate il ritardo, regia di Massimo Troisi

1983/ FF.SS, Cioè che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene, regia Renzo Arbore

1989/ Splendor, regia di Ettore Scola 

1989/ Che ora è? regia di Ettore Scola 

1990/ Il viaggio di Capitan Fracassa, regia di Ettore Scola 

1991/ Pensavo fosse amore… invece era un calesse, regia di Massimo Troisi 

1994/ Il postino, regia di Michael Radford e Massimo Troisi 

 

 

Regista

 

1981/ Ricomincio da tre 

1982/ Morto Troisi, Viva Troisi! 

1983/ Scusate il ritardo 

1984/ Non ci resta che piangere, co- regia con Roberto Benigni 

1987/ Le vie del Signore sono finite

1991/ Pensavo fosse amore… invece era un calesse 

1994/ Il postino, co – regia, Michael Radford 

 

 

Sceneggiatore

 

1981/ Ricomincio da tre, regia di Massimo Troisi 

1982/ Morto Troisi, Viva Troisi!, regia di Massimo Troisi 

1982/ No grazie, il caffè, mi rende nervoso, regia di Lodovico Gasparini 

1983/ Scusate il ritardo, regia di Massimo Troisi

1984/ Non ci resta che piangere, regia di Massimo Troisi e Roberto Benigni 

1987/ Le vie del Signore sono finite, regia di Massimo Troisi 

1991/ Pensavo fosse… amore invece era un calesse, regia di Massimo Troisi

1994/ Il postino, regia di Michael Radford e Massimo Troisi 

 

 

Bibliografia

 

Lello Arena, Enzo Decaro, Massimo Troisi, Stefania Tondo e Fabrizio Coscia, La Smorfia, Einaudi Editore