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Il Neorealismo

 

Il movimento si sviluppò intorno a un circolo di critici cinematografici che ruotavano attorno alla rivista Cinema, fra cui Michelangelo Antonioni, Luchino Visconti, Gianni Puccini, Giuseppe De Santis, e Pietro Ingrao. Direttore della rivista era Vittorio Mussolini figlio di Benito Mussolini (Duce), i critici attaccavano il film ascrivibili al genere dei telefoni bianchi, che al tempo dominavano l’industria cinematografica italiana. I neorealisti furono influenzati dal realismo francese. Michelangelo Antonioni che Luchino Visconti lavorarono in stretta collaborazione con Jean Renoir. Inoltre molti registi erano maturati lavorando su film calligrafisti1, sebbene questo breve movimento fosse notevolmente diverso dal neorealismo.  Secondo alcuni critici, i due lungometraggi più significativi che anticipavano il  neorealismo furono Toni ( Renoir ) e 1860 ( Blasetti ), seguirono altri film come Quattro passi fra le nuvole e la trilogia fascista di Roberto Rossellini, composta da La Nave Bianca, Un pilota ritorna, l’uomo della croce. Il neorealismo acquistò visibilità mondiale con il film Roma Città aperta, primo importante film del dopoguerra. 

Il lungometraggio narra, con accenti fortemente drammatici, la lotta morale degli Italiani contro l’occupazione tedesca di Roma, facendo coscientemente il possibile per resistervi. I bambini sono osservatori della realtà e in essi ci sono le chiavi del futuro. Altro film importante dell’epoca fu I bambini di guardano di Vittorio De Sica, film realizzato con la collaborazione di Cesare Zavattini, seguito da Ladri di Biciclette, Miracolo a Milano e Umberto D. Al culmine del neorealismo, nel 1948, Luchino Visconti adattò I Malavoglia, il celebre romanzo di Giovanni Verga scritto nel pieno del verismo, il movimento del XIX secolo che fu per tanti aspetti la base del neorealismo, Luchino Visconti ne ammodernò il soggetto, e ne uscì fuori il film La Terra Trema film interpretato da attori non professionisti e inoltre film girato in lingua siciliana fu sottotitolato nella versione italiana. Il neorealismo cessa di esistere verso la fine degli anni cinquanta. L’eredità del neorealismo fu raccolta durante gli anni 80 anche dai registi Claudio Caligari in Amore Tossico del 1983 e Nico D’Alessandria ne L’imperatore di Roma del 1987.  Entrambi i registi realizzarono dei film sulla tossicodipendenza nel contesto romano avvalendosi di attori non professionisti, persone che erano tossicodipendenti durante la lavorazione dei film o che lo erano state. Vari aspetti che caratterizzano il neorealismo sono film giranti con attori non professionisti e che le scene sono soprattutto girate in esterno per lo più quasi sempre in periferia e in campagna e il soggetto rappresenta la via di lavoratore e di indigenti, impoveriti dalla guerra. I film neorealisti proponevano storie contemporanee ispirate a eventi reali e spesso raccontavano la storia recente come Roma Città aperta di Roberto Rossellini. Questo film è l’epopea della Resistenza, messa in pratica grazie all’alleanza tra comunisti e cattolici a fianco della popolazione. Ben presto però l’attenzione fu rivolta ai problemi sociali contemporanei, fra questi emerge Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, nel film è raccontato il dramma di un operaio, nella narrazione si rappresenta la durezza della vita nel dopoguerra. La denuncia del disagio sociale è ancora più forte nel film Riso amaro di Giuseppe De Santis e La terra trema di Visconti. Tuttavia l’immagine dell’Italia, un paese povero, desolato, che traspariva da questi infastidiva una certa classe politica. A questo proposito è emblematico l’episodio di Vittorio Mussolini che, dopo aver visto Ossessione di Visconti, era uscito dalla sala urlando Questa non è l’Italia !. Anche la chiesa cattolica condannò molti film per l’anticlericalismo e per come venivano tratti argomenti come il sesso,mentre la sinistra non accettava la visione pessimistica e la mancanza di un esplicita dichiarazione di fede politica. Nel 1949 fu emanata una legge, presentata dall’allora sottosegretario allo spettacolo Giulio Andreotti, che doveva sostenere e promuovere la crescita del cinema italiano e al contempo frenare l’avanzata dei film americani, ma anche gli imbarazzanti eccessi del neorealismo. A seguito di questa norma, prima di poter ricevere finanziamenti pubblici, la sceneggiatura doveva essere approvata da un commissione statale. Inoltre se si riteneva che un film diffamava l’Italia poteva essere negata la licenza di esportazione. 

 

 

Opere principali del neorealismo

 

Le opere realiste di Giovanni Verga 

1930 / Gente in Aspromonte di Corrado Alvaro

1933/ Il romanzo Fontamara di Ignazio Silone

1947/ Il romanzo Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi

1934 / 1860, di Alessandro Blasetti 

1935/ Toni, di Jean Renoir 

1941/ La nave bianca 

1941/ Un pilota ritorna

1943/ L’uomo dalla croce  

1941/ Uomo sul fondo e Alfa Tau, regia di Francesco De Robertis 

1942 / Quattro passi fra le nuvole, di Alessandro Blasetti 

1942/ Avanti c’è posto, di Mario Bonnard 

1943/ Campo de’ fiori, di Mario Bonnard 

1943/ I bambini ci guardano, di Vittorio De Sica 

1943/L’ultima carrozzella, di Mario Mattoli 

1945/ O sole mio, di Giacomo Gentilomo 

 

 

I Film

 

Ossessione

La terra trema

Bellissima 

Roma città aperta

Paisà

Germania anno Zero

Stromboli Terra di Dio 

Viaggio in Italia

Sciuscià

Ladri di biciclette

Miracolo a Milano 

Umberto D

Stazione Termini 

Caccia Tragica 

Riso Amaro

Non c’è pace tra gli ulivi 

Roma ore 11

Uomini e lupi 

Il bandito 

Senza pietà

Gioventù perduta

In nome della legge

Il cammino della speranza 

Il ferroviere 

Sotto il sole di Roma 

E’ primavera

Due soldi di speranza 

Anni difficili 

Processo alla città 

I Vitelloni

La Strada

Achtung Banditi 

Cronache di poveri amanti 

Gli sbandati 

Fantasmi del mare 

Il mulatto 

Gli amanti di Ravello o Fenesta 

Carica eroica

I sette dell’Orsa Maggiore 

Uomini ombra 

Mizar ( Sabotaggio in mare)

Ragazzi della marina 

 

 

Bibliografia

 

Carlo Lizzani, il cinema italiano. Dalle origini agli anni ottanta, Roma Editori Riuniti, II Edizione 1982

 

Lino Miccichè, Neorealismo,  Enciclopedia del cinema, Vol. IV, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani.

 

 

 

1 calligrafisti / calligrafismo 

 

Il calligrafismo (o cinema calligrafi sta) una tendenza cinematografica relativa ad alcuni film realizzati in Italia nella prima metà degli anni quaranta, aventi in comune una complessità espressiva e molteplici riferimenti figurativi, letterari e cinematografici che li isolano dal contesto cinematografico dominante negli ultimi anni del fascismo. Tra i registi riconducibili a questa tendenza si ricordano Mario Soldati, Luigi Chiarini, Renato Castellani e Alberto Lattuada. Il risultato è una cinema formalmente complesso, capace di rievocare numerose tendenze culturali e, al tempo stesso, di armonizzarle in una forma espressiva compiuta mediante l’attenzione formale, la rivalutazione del carattere artigianale del cinema, svilito nel periodo dei telefoni bianchi. Molti tecnici di lunga esperienza collaboreranno a questi film, tra cui gli operatori, Massimo Terzano, Ubaldo Arata e Carlo Montuori e gli scenografi Virgilio Marchi, Gino Carlo Sensani e Antonio Valente. I riferimenti letterari principali sono quelli della narrativa ottocentesca, in prevalenza italiana ( da Antonio Fogazzaro a Emilio De Marchi). Per la realizzazione dei film collaborano letterati come Corrado Alvaro, Ennio Flaiano, Emilio Cecchi, Francesco Pasinetti, Vitaliano Brancati, Mario Bonfantini, Umberto Barbaro. Il Calligrafismo si rifà ai macchiaioli toscani, ai preraffaelliti e ai simbolisti. In questo senso è dominante l’influenza del contemporaneo cinema francese in particolare del realismo poetico e dei lavori, di Jean Renoir, Marcel Carnè e Julien Duvivier, ma anche quello statunitense e tedesco. A differenza del realismo poetico francese e del neorealismo italiano, i film di questa breve tendenza non hanno vocazione realista o di impegno sociale. L’interesse principale resta la cura formale e la ricchezza di riferimento culturali racchiusi in un cinema capace di valorizzare la professionalità di ogni componente produttiva. La critica del tempo bollò questa tendenza come velleitaria e superficiale coniando appositamente l’espressione Calligrafismo. 

L’esponente più noto del movimento è Mario Soldati scrittore e regista di lungo corso destinato a imporsi con film di ascendenza letteraria: Dora Nelson, Piccolo mondo antico, Malombra, Tragica notte, Quartiere alti. I suoi film, figurativamente complessi, mettono al centro della storia personaggi femminili dotati di una forza drammatica e psicologica estranea ai caratteri del cinema dei telefoni bianchi. Luigi Chiarini, già attivo come critico, approfondisce la tendenza nei suoi La bella addormentata, Via delle Cinque  Lune, La Locandiera. I conflitti interiori dei personaggi e la ricchezza scenografica sono ricorrenti anche nei primi film di Alberto Lattuada (Giacomo l’idealista, 1942) e Renato Castellani ( Un colpo di pistola, 1942), dominati da un senso di disfacimento morale e culturale che sembra anticipare la fine della guerra. Del tutto anomalo risulta invece il primo film di Luchino Visconti, Ossessione, che pur presentando alcuni elementi tipici del calligrafismo (l’origine letteraria, i riferimenti alla cultura ottocentesca e l’accurata composizione formale) radicalizzata la tensione autodistruttiva dei personaggi e, soprattutto, l’importanza dell’ambientazione, aprendo di fatto la strada alla rivoluzione del neorealismo.