Michelangelo Buonarroti era un famoso pittore, morto nel 1564, di cui si sono svelati numerosi misteri dietro la sua meravigliosa opera pittorica monumentale. Nel caso particolare della volta della Cappella Sistina (1508-1512), affreschi per il restauro commissionatagli da Papa Giulio II nasconde alcuni segreti. Non è noto ai più che prima del Buonarroti la cappella fu decorata da altri famosi artisti come Botticelli, Ghirlandaio, Perugino, Verrocchio che hanno dato l’incipit all’importanza della Cappella Sistina.

 

Essa venne ristrutturata per le condizioni di abbandono in cui la cappella si trovava per le numerose lotte civili durante il dominio avignonese, poi perché si voleva dare a Roma una nuova veste artistica. Si sa infatti che durante il XVI secolo Roma era una città senza novità artistiche in contrapposizione con Firenze, da sempre capitale della cultura. I primi artisti che realizzarono gli affreschi della cappella sistina furono proprio fiorentini che giungevano a Roma per visitarla.

Il disegno architettonico della cappella fu dato in affidamento all’architetto Baccio Pontelli che rinforzò le parti decadenti della vecchia struttura. Sistemate le strutture decadenti, papa Sisto IV si decise a far realizzare il ciclo pittorico sulle pareti della cappella anche da Michelangelo. Le decorazioni cominciarono nel 1481 e si può notare una grande omogeneità compositiva a causa di una numerosa partecipazione di artisti e decoratori. Il 15 agosto 1483 papa Sisto IV inaugurò la cappella. I lavori della Cappella non terminarono in questo modo, infatti nuovi lavori avrebbero coinvolto Michelangelo Buonarroti per lavorare alla tomba di papa Giulio II. Sarà proprio Giulio II ad incaricare Michelangelo di affrescare la volta della cappella che fino a quel momento aveva solo la decorazione di un cielo stellato dipinto da Pier Matteo d’Amelia.

 

Correva l’anno 1506 e Michelangelo non si sentiva nei sentimenti in grado di adempiere a un compito di pittura e alla tecnica dell’affresco, da lui mai praticate che imparò con lentezza insieme alla tecnica della prospettiva. Lavorò da solo una superficie da affrescare veramente maestosa (5mila metri quadrati) in una posizione molto scomoda. Michelangelo fu furbo nell’avvalersi dell’aiuto degli assistenti che assumeva e licenziava spesso, in maniera tale che nessuno di loro avrebbe mai potuto rivendicare il merito di aver messo mano ad alcuna parte del soffitto della Cappella Sistina. Nei suoi diari giornalieri (conservati nella Biblioteca Vaticana) si evince come le prolungate posizioni che Michelangelo dovette assumere (stare sempre con la testa rivolta all’insù, si deduce sempre in piedi), fecero soffrire l’artista di non pochi problemi fisici (problemi agli occhi a causa dei colori e delle polveri, problemi al collo e alla schiena e alle mani per la muffa create dall’umidità – si crede soffrisse di artrite).

A completare la decorazione della Cappella Sistina è il magnifico affresco del “Giudizio Universale” sempre realizzato da Michelangelo commissionatogli da Papa Clemente VII, anche se molti anni dopo la decorazione della volta. Si trova per la prima volta, ne il Giudizio Universale (1536 - 1541), Dio nelle sembianze di un uomo muscoloso con una lunga barba bianca, simile al dio greco Giove. Il manto, attorno a cui è avvolto Dio in volo attorniato dagli angeli del cielo nella direzione di Adamo, ha la forma anatomica di un cervello umano.

 

Pare, infatti, che il Buonarroti disseminò la volta e l’affresco del Giudizio Universale di un “codice”, basato sui simboli della kabbalah ebraica. Sono fatti molti i riferimenti alle lettere ebraiche formate con gli arti dei personaggi raffigurati richiamando concetti cabbalistici. Michelangelo da giovanissimo aveva frequentato il giardino di San Marco a Firenze situato a pochi passi da palazzo Medici, dove i giovani talenti imparavano le arti. Inoltre, si studiavano assiduamente i testi ebraici: la Cabala e il Midrash. È quindi una cosa quasi certa che Michelangelo abbia sentito delle tradizioni ebraiche e le abbia rappresentate nella sua pittura.

 

Il dipinto è leggermente inclinato verso lo spettatore in modo da trasmettere la potenza di Dio ma il disegno è realizzato in maniera circolare: gli uomini in attesa di giudizio salgono a sinistra, i beati restano in alto e i peccatori scendono verso l’inferno, sulla destra. In questo lato dell’affresco il Cristo giudice non è misericordioso ma piuttosto privo di bontà. Il giudizio universale è stato oggetto di dispute per via delle nudità dipinte intese come oscenità e immoralità, oggetto di discussione tra Michelangelo e il cardinale Gian Piero Carafa che organizzò una campagna di censura, rifiutata dal papa che voleva quegli affreschi per la sua cappella. Nell’affresco c’è dipinto Minosse il quale rappresenta Biagio da Cesena in quanto affermava che i nudi erano rappresentazione da taverna. Daniele da Volterra fu incaricato di coprire i genitali dei dipinti.