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Felice Casorati 

Novara, 4 dicembre 1883, 1 marzo 1963, Torino

 

Vive in varie città, seguendo gli spostamenti della famiglia, dovuta alla carriera militare del padre, erede di una famiglia di medici e matematici di chiara fama. Appassionato di musica, scopre la pittura solo verso i diciotto anni quando, in seguito ad una malattia è costretto a passare un mese in campagna senza l'adorato pianoforte e suo padre, pittore dilettante, per consolarlo gli regala una grande scatola di colori. I suoi primi lavori sono vagamente espressionistici, per la maggior parte sono ritratti dalla madre e delle sorelle, eseguiti a matita ed a pastello.Laureato a Padova in giurisprudenza. Nel 1907 la giuria della Biennale di Venezia accoglie il suo Ritratto della sorella Elvira, Casorati entra di diritto fra i pittori di fama, ma è solo nel 1910 quando partecipa alla IX Biennale, che quell'anno dedica una grande sala a Gustav Klimt con l'esposizione di 22 bellissime quadri, che il giovane pittore evolve il suo stile verso la linearità decorativi dei suoi lavori successivi, evidentemente influenzato dalla Secessione Viennese. Il 1912 è un anno importante per Felice Casorati che realizza opere in cui è evidente la ricerca di una sintesi tra simbolismo e realismo tradotta in forme nitide, psicologicamente straniate, accompagnate da un aspetto tecnico complesso ed elaborato: il pittore usa infatti colori stemperati con glicerina che vela con cera trasparente. La voglia di una pittura non confinata nei musei, libera dai vecchi canoni, spinge Casorati verso un gruppo di artisti e amatori d'arte che lavorano per rendere quotidiana ogni immagine artistica. Felice Casorati, nel 1911, scrive “Vorrei saper proclamare la dolcezza di fissare sulla tela le anime estatiche e ferme, le cose immobili e mute, gli sguardi lunghi, i pensieri profondi e limpidi, la vita di gioia e non di vertigine, la vita di dolore e non di affanno”. Nel 1913 Felice Casorati tiene una mostra personale all'Esposizione di Cà Pesaro, entra in contatto con Martini e Garbari e realizza una serie di tempere, acqueforti, acquetinte e puntesecche di impronta visionaria, aderenti al dettato Secessionista. Alla mostra individuale alla Secessione romana tenuta nel 1915, espone dodici dipinti, due terrecotte verniciate e cinque incisioni. Allo scoppio del conflitto mondiale, Felice Casorati viene richiamato alle armi e, nei tre anni di guerra, riesce a dipingere solo due grandi pannelli per la mensa ufficiali e l'inquietante dipinto antimilitarista “Giocattoli”, al suo ritorno si stabilisce a Torino dove conosce l'antifascista Gobetti ed il gruppo degli ‹‹Amici di Risoluzione Liberale›› al quale aderisce nel 1922. Per questa amicizia nel 1923 viene arrestato, liberato, Casorati  si astiene da ogni azione in evidente conflitto con il regima fascista. Negli anni Venti lo stile pittorico di Felice Casorati continua nella sua evoluzione ispirandosi ai grandi maestri del Quattrocento Italiano, come Mantegna e Raffaello, realizzando opere di grande limpidezza e misura, nelle quali affiora l'immobilità tipica di Piero della Francesca, decisamente antidecadenti, Casorati diventa il centro della vita artistica di Torino, sensibile al lavoro dei giovani artisti, nel 1923 crea “scuola di via Mazzini”, nello studio stesso del pittore, che organizza per loro anche mostre collettive, sposando in seguito una sua allieva, Daphne Maugham. Nel 1924 Casorati espone alla Biennale di Venezia, nel 1926, alla Prima Mostra del Novecento italiano, continuando a essere presente anche in quelle successive. Dal 1928 è incaricato della cattedra di Arredamento e decorazione di interni presso l'Accademia Albertina di Torino e nel 1933 inizia una collaborazione con il Maggio Fiorentino come scenografo e costumista. continuando, negli anni successivi a lavorate per il Teatro dell'Opera di Roma e per la Scala di Milano. Intorno agli anni Trenta il suo lavoro subisce un'ulteriore evoluzione assumendo quella compostezza nitida e straniata che è stata definita realistico-metafisica, mentre il colore si arricchisce di tonalità più calde e contrastate.

Nel 1935 Felice Casorati, sottolineando le sue preferenze, ospita, nel proprio studio, la Collettiva di Arte Astratta Italiana, alla quale partecipano tra gli altri Fontana, Melotti e Licini. I riconoscimenti all'arte di Felice Casorati non mancano, alla fine degli anni Trenta vince il premio per la pittura alla Biennale di Venezia, riceve il Premio Carnegie a Pittsburg nel 1937, “Grand prix” a Parigi nel 1938, un altro a S. Francisco nel 1939 ed il premio per la pittura alla Biennale di Venezia del 1942. Nel 1948 fa parte della commissione d'accettazione della sezione italiana della Biennale di Venezia, tenendo là una personale con Ottone Rosai che gli frutta il premio speciale della Presidenza (1952). Nonostante gli abbiano amputato una gamba in seguito ad un embolo, Felice Casorati continua a lavorare e ad esporre: realizza quattro dipinti per una mostra itinerante in Germania e 17 opere per la Biennale di Venezia del 1962. L'artista muore a Torino il 1° marzo 1963.

 

 

Opere 

 

 

Persone

 

L'attesa

 

Il sogno del Melogramo

 

La preghiera

 

Una donna

 

Ritratto di Riccardo Gualino

 

Silvana Cenni

 

Meriggio

 

Angelo della notte

 

Fabbriche 

 

Mani,oggetti, testa

 

Autoritratto