Elvira Notari ( Maria Elvira Giuseppa Coda)

Salerno, 10 febbraio 1875 – Cava dè Tirreni, 17 dicembre 1946 ) 

 

 

Elvira Notari era figlia di Diego Coda e Agnese Vignes. Nella nativa Salerno frequentò la Scuola normale ( le attuali magistrali ) e poi insegnò anche per qualche tempo prima di trasferirsi, con la famiglia, nel 1902, a Napoli dove cominciò a lavorare come modista, un mestiere che continuò a praticare per diletto anche durante la successiva attività di regista. A Napoli incontrò il fotografo Nicola Notari, ex pittore specializzato nella coloritura di pellicole fotografiche con aniline, che sposò il 25 agosto 1902, assumendone il cognome. I coniugi fondarono insieme la casa di produzione cinematografica Film Dora, producendo documentari di attualità e cortometraggi. Più tardi, con il nuovo nome di Dora Film, la casa iniziò a produrre  anche lungometraggi, spesso tratti da romanzi popolari, da fatti realmente accaduti nella città partenopea  o da canzoni napoletane di successo. La produzione avveniva con tecnica pionieristica: spesso i fotogrammi venivano colorati a mano, singolarmente, in un arcobaleno di sfumature, altre volte a macchina, con tinte uniformi, variabili da scena a scena in funzioni dei sentimenti espressi, blu per la melanconia, rosso per rabbia, ecc … le immagini erano sincronizzate con musica e canto, interpretati dal vivo, tanto da potersi parlare di una forma di spettacolo multimediale. La Dora Film divenne una delle più importanti case di produzione del cinema Italiano dell’epoca, anche se osteggiata in patria, si vide negata una diffusione nazionale e dovette buona parte del proprio successo al mercato americano, dove i prodotti della Dora Film approdarono e iniziarono a essere distribuiti dagli anni venti. 

La Dora Film divenne una delle più importanti case di produzione del cinema italiano dell’epoca, anche se, osteggiata in patria, si vide negata una diffusione nazionale e dovette buona parte del proprio successo al mercato americano, dove i prodotti della Dora Film approdarono e iniziarono a essere distribuiti dagli anni venti. La Dora Film ebbe anche una sede a New York, nella popolosissima, Mulberry Street, a Manhattan, diretta da Gennaro Capuano, dove i film avevano un notevole seguito presso la popolazione di origine italiana. Fu l’opera cinematografica della Notari, ancor più delle significative grandi produzioni (come Quo vadis? e Gli ultimi giorni di Pompei), a concorrere a nutrire la sfera dell’immaginario degli immigranti, e a delineare una certa idea dell’Italia, alternativa a quella pubblica ufficiale. La Notari e il marito dietro pagamento realizzavano dei documentari sui paesi d’origine commissionati da comunità emigranti oltre – oceano. La Notari esercitò l’attività di regista con precisione e rigore, scegliendo come set privilegiato delle sue storie la Napoli popolare e impegnando, nella recitazione e nella produzione, amici e familiari, il figlio Eduardo ( lo scugnizzo Gennarino, nella finzione cinematografico, uno dei primi attori bambini del cinema italiano), e qualche volta anche lei stessa, dando vita a personaggi tipici napoletani di indimenticabili impatto emotivo, offrendo eccellenti esempi di cinema denotati da una inadeguata capacità nell’affrontare temi sociali come regista di talento, a conferma dell’originalità del cinema di scuola napoletana. La Notari aprì anche una Scuola di arte cinematografica dove insegnava una recitazione naturalistica, senza gli eccessi di pathos,che erano consoni al gusto del pubblico dell’epoca, e un metodo di esprimere le emozioni basato invece, più modernamente, sulla dimensione psicologica dei personaggi. Alcuni aneddoti sui suoi metodi per ottenere spontaneità nella recitazione richiamano e sembrano anticipare quelli che in seguito circoleranno sui mezzi usati da Vittorio De Sica nei confronti di Enzo Staiola in Ladri di Biciclette.  Pioneristico era anche il l’attività di marketing che precedeva e seguiva la produzione dei film: la Notari si assicurava in anticipo i diritti sulle canzoni da presentare al Festival di Piedigrotta, a volte andando per intuito e fidandosi del solo titolo, senza nemmeno conoscerne ancora il soggetto da cui avrebbe poi tratto l’opera cinematografica. Tutto questo avveniva in un’epoca in cui, in Italia, la diffusione di dischi stentava ancora a decollare questa collaborazione segnava un salto di qualità per le edizioni di musica e anticipava i fasti che l’industria discografica italiana avrebbe conosciuto solo a partire dagli anni trenta. Inoltre, nella fase di post-produzione, la Notari si occupava personalmente dei rapporti con la stampa, per la pubblicità e recensioni sui giornali, e curava la realizzazione di locandine e programmi di sala. La Notari diresse più di sessanta film, di cui scriveva anche i soggetti e le sceneggiature, spesso ispirati a canzoni napoletane o a fatti tragici realmente accaduti a Napoli in quell’epoca. Il mondo ritratto nei suoi film era quello dei bassi napoletani, dei pescatori, dei guappi, degli scugnizzi, un mondo dove regna la povertà, attraversato da un forte disagio sociale, sulle cui ingiustizie e drammi finiva sempre col trionfare l’amore. I suoi lavori erano realizzati facendo appello ai sentimenti e alle emozioni in modo tanto convincente che divenne proverbiale l’episodio di uno spettatore che in un cinema napoletano sparò alcuni colpi di pistola sullo schermo, per uccidere il cattivo di turno. Il successo commerciale dei suoi film fu enorme, anche oltreoceano. Ad esempio, il film Nfama, proiettato al cinema Vittoria di Napoli, in via Toledo, ebbe un tenitura di ben 32 giorni con circa 6.000 presenze. Il film “A legge” del 1921, tratta da “A San Francisco”, atto teatrale unico di Salvatore di Giacomo, rimase in programmazione per 36 giorni: la folla di gente che si accalcò al cinema Vittoria costrinse gli organizzatori ad anticipare le proiezioni alle 10 del mattino. Nonostante il grande successo di pubblico, il cinema della Notari si scontrò, tuttavia, con una combinazione di fattori fortemente avversi: le ambientazioni nei bassifondi e il modo di rappresentare la realtà la resero infatti invisa al nascente regime fascista. Le singolari figure delle sue eroine dei bassifondi sono protagoniste di opere di volta in volta viscerali e fortemente erotiche: folli, violente, insofferenti alle regole sociali a cui avrebbero dovuto conformarsi, i personaggio femminili dei film di Elvira Notari si scontravano con una critica cinematografica impronta a una visione sessista e patriarcale della società, dominata da personalità maschili. Inoltre, l’interesse del fascismo allo strumento cinematografico portò a una centralizzazione della produzione a Roma che marginalizzò l’industria cinematografica meridionale e anche quella settentrionale. Molto spesso i suoi film incapparono negli strali della censura cinematografica, alcuni suoi film furono infatti considerati anti-nazionalisti e si videro negare la possibilità di esportarli negli Stati Uniti, anche se a volte riuscirono a circolare clandestinamente nella comunità newyorkese degli emigrati di Little Italy. Negli ultimi due anni della carriera, Elvira Notari, sotto l’influsso di prodotti del cinema statunitense, si cimentò nel realizzare due prodotti (Napoli terra d’amore del 1928, e Napoli sirena della canzone del 1929), ambientati in una cornice sociale alto- borghese, aliene da ogni forma di moralismo e ricchi di innovazioni linguistiche. La Dora Film chiuse le sue attività di produzione nel 1930, a causa dell’impossibilità di sostenere i sempre più alti costi finanziari per la produzione di film dovuti all’avvento del cinema sonoro. Fu per questo trasformata in una casa di distruzione cinematografica. Il figlio della coppia, Eduardo Notari, tentò la fortuna, come attore, in Inghilterra ma non riuscì ad avere successo e poco dopo tornò in Italia. 

Nel 1940 la Notari, assieme al marito Nicola, si ritirò a Cava de’ Tirreni, dove morì  il 17 dicembre 1946. 

 

 

Filmografia 

 

1906 / Gli arrivederci 

1909/ L’accalappiacani 

1909/ Il processo Cuocolo 

1910/ Maria Rosa di Santa Flavia 

1910/ Fuga del gatto 

1911/ Bufera d’anime

1912/ La figlia del Vesuvio 

1912/ I nomadi 

1912/ Guerra Italo – Turca tra scugnizzi napoletani 

1912/ L’eroismo di un aviatore a Tripoli 

1912/ Carmela la pazza  

1913/ Povera Tisa, povera madre 

1913/ Errore giudiziario 

1913/ Tricolore 

1914/ Ritorna all’onda 

1914/ A Marechiare ‘nce sta na fenesta 

1915/ Addio mia bella addio …. l’armata se ne va… 

1915/ Figlio del reggimento 

1915/ Sempre avanti, Savoia 

1916/ Carmela, la sartina di Montesanto 

1916/ Ciccio, il pizzaiuolo del Carmine 

1916/ Gloria ai caduti 

1917/ Barcaiuolo d’Amalfi 

1917/ La maschera del vizio 

1917/ Mandolinata a mare 

1917/ Il nano rosso – tratto dal romanzo di Carolina Invernizio 

1918/ Gnesella 

1918/ Pusilleco addiruso 

1918/ Medea di Porta Medina, dall’omonino romanzo di Francesco Mastriani 

1919/ Chiarina la modista 

1919/ Gabriele il lampionaio

1920/ A Legge 

1920/ A Piedigrotta 

1920/ A mala nova 

1920/ Gennariello il poliziotto 

1921 / Luciella 

1921/ Il figlio del Galeotto 

1922/ A Stanotte 

1922/ Piccerella 

1922/ Cielo celeste 

1922/ Cielo ‘e Napule 

1922/ Il miracolo della Madonna di Pompei 

1923/ Pupatella 

1923/ Cor è frate 

1923/ O cuppè e d’a morte 

1923/ Sotto San Francisco 

1924/ Nfama !

1924/ Cosi piange Pierrot 

1924/ Mentite ll’avvocato 

1925/ Trionfo cristiano

1926/ Fenesta ca lucive 

1928/  La leggenda di Napoli 

1928/ Napoli Terra d’amore 

 1929/ Napoli sirena della canzone