Due soldi di speranza 

 

 

Anno: 1952

 

Durata: 110 min 

 

Colore: B/N

 

Genere: Drammatico, Commedia  

 

Regia: Renato Castellani

 

Produttore: Sandro Ghen zi, Antonio Roi – Univesalcine

 

Fotografia: Arturo Gallea

 

Montaggio: Jolanda Benvenuti

  

Musiche: Alessandro Cicognini 

 

Interpreti e personaggi

 

Maria Fiore: Carmela

 

Vincenzo Musolino: Antonio Catalano

 

Luigi Astarita: Pasquale Artu

 

Carmela Cirillo: Giuliana

 

Gina Mascetti: Flora Angelini

 

Luigi Barone: Prete

 

Felicia Lettieri: Signora Artù

 

Anna Raiola: Signora Bellomo

 

 

Trama

 

 

Il ventenne Antonio Catalano, terminato il servizio militare, torna nella sua Cusano, un paesino dell’Irpinia; ( in realtà il film fu girato a Boscotrecase), dove , disoccupato, deve provvedere alla madre vedova e con il vizio del gioco del lotto e a cinque sorella di varie età. La bella carmela gli riserva subito vivaci attenzioni, ma le difficoltà economiche di entrambi non permettono di progettare un matrimonio, anche perché Pasquale, il padre di lei, rifiuta categoricamente di aiutarli. Antonio si arrabatta come può per mettere da parte qualche soldo, tanto più che sua sorella Giuliana è stata compromessa da un proprietario terriero di mezza età che rifiuta di sposarla senza dote: inizia come “assistente di carrozze” ( l’unico collegamento esistente fra il paese e la stazione è espletato da carrozze, e Antonio contribuisce a spingere i cavalli nei tratti più ripidi); poi si mette d’accordo con i vetturini perché vendano i cavalli e formino una cooperativa per gestire un servizio di corriera, ma il progetto naufraga per l’incapacità e l’avidità dei vetturini; perché vendano i cavalli e formino una cooperativa per gestire un servizio di corriera, ma il progetto naufraga per l’incapacità e l’avidità dei vetturini; si fa assumere come aiuto sagrestano dal parroco e contemporaneamente la notte va a Napoli per collaborare con una sezione comunista, ma Carmela, litigando con altre donne, svela il segreto del suo doppio lavoro e il parroco, non volendo avere a che fare con i comunisti, lo licenzia, infine trova un impiego a Napoli presso la signora Flora Angelini, proprietaria di sale cinematografiche, per portare le pellicole da una sala all’altra, ma anche per vendere il suo sangue al figlio di lei, che ha bisogno di continue trasfusioni. Anche se la signora è tutt’altro che indifferente alla rude bellezza dio Antonio, lui rimane fedelissimo a Carmela; questo però, in preda alla gelosia, fa una scenata alla Angelini tanto che Antonio rimane per l’ennesima volta disoccupato. Pasquale continua a rifiutare di dare il consenso al matrimonio e anche di assumere Antonio nel suo laboratorio di fuochi d’artificio.

 

Carmela progetta perfino una fuga d’amore per poter mettere la famiglia di fronte al fatto compiuto, ma non ha il coraggio di arrivare fino in fondo. Alla fine, i due giovani tornano in paese e annunciano di sposarsi comunque, quali che siano le difficoltà da affrontare. Per il momento, i venditori del mercato cominciano ad aiutarli facendo loro credito illimitato sui dei capi di vestiario. Il film è considerato il primo rappresentante del filone del cosiddetto neorealismo rosa: l’ambientazione è indubbiamente realistica, ma al contrario che nelle opere neorealistiche, non c’è nessuna drammaticità, anzi i toni rimangono leggeri e scanzonati, e i problemi come la povertà e la disoccupazione appaiono in fondo non troppo gravi e facilmente risolvibili. L’amore sentimentale, che dopo vari ostacoli finisce inevitabilmente per essere legittimato dal matrimonio, prevale su qualsiasi tematica sociale, Carmela, vivace e di carattere ma irreprensibile dal punto di vista morale, sembra anticipare i personaggi della Bersagliera di Pane, Amore e fantasia, e della Giovanna di Poveri ma belli.