Cristo si è Fermato a Eboli

 

 

Trama:

 

Levi lasciato Grassano, prima tappa del suo confino, racconta di essere giunto a Gagliano in un pomeriggio di agosto accompagnato da due rappresentanti dello Stato dalle bande rosse ai pantaloni e dalle facce inespressive provando un grande dispiacere per aver dovuto dire addio al paese dove stava precedentemente, in cui si trovava bene. Arrivato a Gagliano viene consegnato al segretario comunale, e al brigadiere , rimane solo in mezzo alla strada. Per Levi, il primo impatto è molto brusco; una prima occhiata lo convince che i tre anni di confino che avrebbe dovuto trascorre in quel luogo sarebbero stati molto lunghi e oziosi e l’immagine del paese, così chiuso e sperduto, suggeriscono subito alla sua mente l’idea della morte. Dopo aver osservato il paese si avvia verso quello che sarà il primo alloggio indirizzato dal segretario, la cui cognata rimasta vedova, ha in casa una sua camera che affitta ai rari viandanti di passaggio e vive a pochi passi del municipio. Dalla vedova verrà in seguito a conoscenza di molte cose a riguardo al luogo e alla gente del paese . Durante la sua prima passeggiata in paese conosce il podestà don Luigi Magalone detto Luigino, e i due medici del paese, i dottori Gibilisco e Milillo, che esercitando quella professione, non sono affatto validi rappresentanti. Non volendo mettersi in competizione con i due medica ciucci così definiti in paese, Levi si sentirà piuttosto angosciato ogni qualvolta gli verrà richiesta la consulenza medica, perchè sente che l’ingenua fiducia di quei contadini che si affidano a lui “chiedeva un ricambio”, ed egli poteva contare su una sufficiente preparazione di studi ma no la pratica, e la sua mentalità era molto lontana da quella scientifica “fatta di freddezza e distacco “.

 

Fra le persone che conosce nei successivi ci sono Don Giuseppe Trajella, il parroco del paese, ormai rassegnato al deciso odio dei paesani e gli atteggiamenti miscredenti e superstiziosi dei contadini, e donna Caterina Magalone, sorella del podestà. 

A spezzare la monotonia di quei lunghi giorni sarà l’arrivo di sua sorella Luisa, che lo incoraggia e lo consiglia, portandogli dei medicinali e alcuni strumenti per poter curare i contadini del luogo. Nella ricerca della solitudine, l’unico luogo che Carlo Levi conosce è il cimitero, ubicato fuori il paese. Qui egli è solito sdraiarsi sul fondo di una fossa per contemplare il cielo e lì finisce spesso per addormentarsi, con il suo cane Barone ai suoi piedi. Il cimitero è anche l’unico posto dove il paesaggio rompe la sua monotonia. E’ qui perciò che Levi prende l’abitudine di dipingere, spesso sorvegliato da un carabiniere mandato dal prudente podestà.

 

Dopo aver soggiornato per venti giorni a casa della vedova, egli si trasferisce ad abitare in una casa che era del precedente parroco di Gagliano, Don Rocco Macioppi; in questo luogo Levi si trova a proprio agio, soprattutto grazie al fatto che la casa è situato nella parte esterna del paese, lontano dagli sguardi inquisitori del podestà. Si presenta un problema di trovare una donna per fare le pulizie, prendere l’acqua alla fontana e preparare da mangiare e a questo proposito Levi dice:

 

 

 

«Donna Caterina risolve il problema trovandogli come domestica Giulia, una delle tante streghe di Gagliano, ovvero una di quelle donne che avevano avuto molti figli da padri diversi e che praticavano delle specie di riti magici»

 

Dopo tre mesi di permanenza a Gagliano, gli giunse da Matera un permesso di tornare per alcuni giorni a Grassano, la sua precedente residenza . Qui Levi torna indietro con la mente e con i ricordi, rincontra i vecchi amici e assiste a uno spettacolo di attori viaggianti dopo aver ottenuto il permesso di uscire la sera dal dottor Zagarella, podestà di Grassano. Ma i giorni passati a Grassano passano in fretta ed egli deve ripartire per ritornare nella solitudine gaglianese.

 

Ormai l’inverno è alle porte,le giornate si accorciano e li clima peggiora. Con l’inverno giunge anche il Natale e con questo fatto increscioso: il parroco don Trajella, pronuncia la messa natalizia ubriaco, o fingendo di essere tale, simulando inoltre la perdita della predica e il rinnovamento miracoloso di una lettera spedita da parte di un contadino partito volontario per la guerra in Abissinia, contenente i saluti per tutto il paese. L’evento non suscita affatto l’approvazione del podestà Magalone, che fa successivamente in modo da cacciare il parroco. Un altro evento che suscita interesse nel paese è l’arrivo del sana porcelle, erede dell’antica tradizione di famiglia di castrare le scrofe, togliendo le ovaie per farle ingrassare ancor di più. Verso la fine di aprile riceve un telegramma che gli annuncia la morte di un parente e la questura lo autorizza a recarsi,ben scortato, per pochi giorni, fino a Torino. Egli vede,in questa occasione, la città con occhi diversi, guarda il distacco amici e parenti,rendendosi conto che la sua esperienza meridionale lo aveva cambiato profondamente sia nei modi di fare sia interiormente.  Al suo ritorno in Lucania lo aspettano alcune novità, tra le quali la scomparsa di Giulia, la sua domestica, a causa della gelosia dell’attuale compagno di lei e l’arrivo del nuovo parroco, sostituito di Don Trajella , allontanato a causa degli avvenimenti natalizi. Qualche tempo dopo, in mezzo all’euforia fascista per la conquista dell’Etiopia, al dispiacere dei contadini, Levi riceve la liberazione dal confino da due anni di anticipo e con la descrizione del suo triste viaggio in treno termina il romanzo.

 

 

Note

 

Il testo di presenta sotto forma di generi diversi e omogenei. Dal genere di carattere memorialistico l’autore passa a quello diari stico, al saggio storico e sociologico e lo stile è quello della meditazione e della descrizione di personaggio e paesaggi. 

Il romanzo ebbe subito un grande successo e raggiunse fama in tutto il mondo. Dopo la prima pubblicazione nei Saggi di Enaudi del 1945, uscì una seconda edizione nel 1946 della stessa casa editrice, che ristamperà il romanzo nel 1947 e nel 1963 con una nota dell’autore e dell’editore. Sono anche state curate numerose edizione scolastiche in forma ridotta, con commento e schede di comprensione del testo. Nel 1979 dal libro è stato tratto il film omonimo, per la regia di Francesco Rosi ( che ne firma anche la sceneggiatura assieme a Tonino Guerra e Raffaele La Capria) ed interpretato da Gian Maria Volontè , Paolo Bonacelli, Alain Cuny, Lea Massari, Irene Papas e Antonino Allocca. Nel 1994 è stata pubblicata da Enaudi una nuova edizione con i saggi introduttivi di Calvino e di Jean-Paul Sartre.

 

 

NOTE SUL ROMANZO 

 

 

Cristo si è fermato a Eboli è un romanzo autobiografico dello scrittore Carlo Levi scritto tra il dicembre del 1943 e il luglio del 1944 a Firenze e pubblicato da Einaudi nel 1945. Sotto il regime fascista, negli anni 1935 – 1936, lo scrittore fu condannato al confino in Lucania a causa della sua attività antifascista e dovete quindi trascorrere un lungo periodo in Basilicata, ad Aliano (che nel libro viene chiamato Gagliano imitando la pronuncia locale), dove ebbe modo di conoscere la realtà di quelle terre e dello loro gente. Al ritorno dal confino Levi, dopo aver trascorso un lungo periodo trascorso a Gagliano e quello precedente a Grassano. Lo stessi Levi scrive nella sua prefazione “ Come in un viaggio al principio del tempo, Cristo si è fermato a Eboli racconta la scoperta di una diversa civiltà . E’ quella dei contadini del Mezzogiorno : fuori della Storia e della Ragione progressiva,antichissima sapienze e paziente dolore. Il libro tuttavia non è un diario; fu scritto molti anni dopo l’esperienza diretta da cui trasse origine, quando le impressioni reali non avevano più la prosastica urgenza del documento.